13/07/2008

Massimo Volume Live, Traffic Festival, Torino 12.07.2008

Emidio Clementi si avvicina al microfono e dice: "grazie a tutti è stato bellissimo". Parole semplici e forse scontate. A giudicare dall'espressione sua e di tutti i Massimo Volume non poteva esserci un saluto migliore dopo il concerto di ieri sera che li ha riportati sul palco dopo sei anni di separazione. Cosa succederà adesso non lo sappiamo ma se è possibile distinguere un sorriso di circostanza da una gioia che viene dal cuore credo che l'espressione di tutta la band sia da decifrare citando un verso di una loro canzone "un richiamo alla vita". Se l'esibizione di ieri sera era il saluto finale che tanti appassionati aspettavano da tempo è stato come indossare "una nuova pelle splendente", sempre citando un verso della canzone "Qualcosa sulla vita".

Il percorso di avvicinamento al concerto è stato particolarmente emozionante. L'autostrada quasi deserta ricorda una partenza per le vacanze con qualche giorno di ritardo rispetto alla massa. Indosso la maglietta del disco "lungo i bordi" e all'autogrill scambio qualche parole con altri ragazzi diretti al concerto che si complimentano con me per l'abbigliamento consono. Quando arrivo al Parco della Pellerina di Torino l'attesa ha raggiunto i massimi livelli. E' tutto verdissimo, il grande palco si integra splendidamente nella cornice perfetta per un festival all'aperto. Ha piovuto molto durante la notte e il cielo minaccia ulteriori acquazzoni ma la distesa di fango che mi immaginavo non c'è perchè lo spazio per il pubblico è pavimentato. C'è qualche grande pozzanghera e il selciato presenta piccole voragini, i vigili del fuoco sono al lavoro, i Massimo Volume fanno il soundcheck. Mi avvicino alle transenne e inizia a piovere. Emidio si sbraccia per salutarmi io timidamente rispondo come se da passeggero di una nave colma di ricordi stessi arrivando in porto dopo giorni di burrasca. La pioggia si fa sempre più insistente ma resto davanti insieme a una decina di appassionati a sentire la prova volumi. Suonano "Atto definitivo" e sono in forma, il lento incedere del brano ce li presenta precisi e disinvolti. Mimì indossa un completo bianco, Vittoria una Lacoste verde pallido che contiene le sue forme generose ed Egle si preoccupa del suo amplificatore riparandolo dagli schizzi d'acqua, di tanto in tanto lo asciuga con la sua t-shirt slavata. Per il concerto si cambieranno d'abito. Tutto funziona bene deve solo smettere di piovere, fatto che accade con puntualità svizzera a pochissimi minuti dal momento dell'inizio del concerto, la cui apertura è affidata al cantautore Christian Coccia. Il chitarrista ex Fratelli di Soledad suona e si sbatte di fronte a un centinaio di curiosi, in un area così vasta sembravano pochi dal basso figuriamoci dal palco, comunque ce la mette tutta per scaldare l'ambiente. Ultimamente c'è da lamentarsi spesso per i decibel troppo bassi, ma al Traffic nessun problema, i fonici spingono su volumi potenti carichi di bassi e con la voce in  primo piano nitida e stracolma di alti. 

Mixo presenta i Massimo Volume poco dopo le venti e sottolinea che è grazie a Manuel Agnelli se oggi sono di nuovo insieme su un palco. I musicisti prendono posto e si nota una palpabile emozione nei loro volti. "Atto definitivo" apre lo spettacolo e al termine del brano una dozzina di fan del gruppo lascia partire un applauso incessante che coinvolge il resto del pubblico dalle prime fino alle ultime file. Il battimani è straordinario perchè dura parecchi secondi. Molte persone si fanno avanti dalle retrovie e nel volto di Mimì compare un sorriso di tranqullità come a volerci dire: "abbiamo rotto il ghiaccio". Vengono suonate in sequenza "il primo Dio" e "la notte dell'11 ottobre",  dall'album "Lungo i bordi". Il pubblico inizia gridare i nomi dei musicisti, Egle rimane serio e compassato, Vittoria si intravede nei primi piani delle telecamere che proiettano le immagini sui maxischermi laterali, è concentrata  sulle sue geometrie ritmiche che sono come soffi sui tamburi. Mimì non guarda mai il suo basso, guarda il pubblico e ondeggia a tempo, vede che buona parte di noi grida i versi delle canzoni, sorride e gode. Al termine della parte recitata prima dell'assolo finale partono spontaneamente applausi gratificanti. "Seychelles '81" alimentata da un ritmo a spazzole incessante come un affannato battito cardiaco consacra il gruppo all'entusiasmo del pubblico. Ora è tutto in discesa non resta altro che aspettare le canzoni che ognuno preferisce. In poco più di quaranta minuti di scaletta non viene sacrificato nulla di fondamentale. I lenti "Qualcosa sulla vita" e "La città morta" tratte dall'album "Da qui" vengono alternate dalle potenti "Ronald, Tomas e io" dal prImo album "Stanze" e da "Fuoco Fatuo" per l'occasione dedicata da Clementi alla piccola figlia Nina. Il cielo si è oscurato, iniziano i primi lampi proprio sopra il palco e la scena di molti invasati che si chiedono "Leo è questo che siamo?" vale la serata. Non rimane altro che godersi la pioggia battente che non scoraggia i presenti dall'ascolto partecipe della struggente "Dopo che" e della conclusiva "Manhattan di notte". Dieci canzoni per tuffarsi nel passato a provare la sensazione di appagamento simile ai momenti immediatamente successivi a un esame superato brillantemente. C' una differenza, davanti alla commissione non ci sei tu ma qualcuno che ti è caro e ascoltandone le parole sei partecipe di un momento importante che spazza via anni di silenzio.  Torno a casa completamente fradicio distrutto dalle continue deviazioni sulla Torino-Milano. Valeva la pena esserci, l'acqua si asciuga, i bei ricordi, come sempre, restano.

di teddy | 13/07/2008
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